MARCOBARONE
Trieste,
2012-01-05
Educare alla ribellione
La
parola educazione, deriva dal verbo
latino
educĕre , ovvero, «trarre fuori, "tirar fuori" o
"tirar fuori ciò che sta dentro", derivante dall'unione di
ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre ("condurre")
.
«Siate
realisti, chiedete l'impossibileȏ una citazione di Caligola ma
ripresa anche da Che Guevara.
Direte,
ma quale può essere il nesso logico tra educazione e sognare
l'impossibile?
Questo
nesso si chiama coscienza sociale.
La
scuola, come conosciuta nell'immaginario collettivo, dovrebbe essere
un luogo, uno spazio, edificante menti critiche e pensanti.
Ma la
realtà delle cose è ben diversa.
Oggi
giorno , tramite appositi disegni di sistema, applicati dall'Invalsi,
dall'Indire, dall'Ansas, esiste un progetto volto a comportare la
realizzazione del processo di standardizzazione della mente acritica,
volto a mutare la scuola in testificio e produzione settoriale di
lavoratori utili da sfruttare per il profitto del sistema vigente.
I quiz
invalsi, somministrati, ed utilizzo il termine tecnico ministeriale,
sin dalla Scuola Primaria, hanno lo scopo unico e specifico di
omologare la preparazione dell'attuale studente, futuro lavoratore
precario, alle volontà del sistema stesso, all'ordine prestabilito.
Si
costringono, nelle intenzioni di tale operazione, i docenti, a
preparare gli studenti a quei quiz, perché se non verranno superati,
nel modo desiderato dal sistema, i docenti stessi rischieranno di
essere valutati negativamente e nei peggiori dei casi, in un futuro
già scritto e normato, di perdere il lavoro.
Ecco
che gli stessi testi didattici che vengono invalsizzati.
Ed
allora, si deve avere il coraggio, anche nel rispetto del solo
articolo 33 della Costituzione italiana, di andare oltre l'oltre.
Intendendo
per l'oltre il profitto.
La
libertà d'insegnamento non può essere limitata, né giuridicamente,
né socialmente, dal processo di standardizzazione ed omologazione di
menti acritiche oggi esistente.
I
docenti devono avere il coraggio di esercitare pienamente la propria
professione.
Ovvero
educare alla ribellione.
Ribellione
avverso il processo di omologazione, avverso il processo che vuole
una scuola come madre e padre di lavoratori servi del sistema,
schiavi del profitto.
Sono
termini forti, ne sono ben consapevole, ma è proprio in tale
consapevolezza che invoco, laicamente, il diritto dei docenti di
educare, di tirar fuori dagli studenti quel senso di coscienza
sociale volto a realizzare il principio della solidarietà umana,
della fratellanza, della condivisione del sapere, non necessariamente
correlato al concetto di profitto.
La
scuola deve, ed altro non può, che formare menti critiche e pensanti
e non menti omologate e settoriali.
Si
deve avere il coraggio di esercitare la professione sociale di
docente, di insegnante, nel vero senso del termine, liberi da
condizionamenti economici e di sistema, liberi dalle volontà del
capitalismo.
Questa
deve essere la sfida del presente attuale.
Altrimenti
sarà tardi, sarà tardi per salvare generazioni dall'oblio
dell'ignoranza di Stato.
Siate
realisti, chiedete l'impossibile.
Questo
impossibile si chiama amore per il sapere e per la conoscenza, contro
la omologazione alla mente acritica.