http://torino.repubblica.it/dettaglio/Io-maestra-precaria-emigrata-dal-Sud/1677688
Io, un´emigrante beffata dal sogno del grande Nord
Annalisa, maestra, da aprile non riceve più lo stipendio
«Mi
chiamo Annalisa Grillo. Sono una di quei settecentomila di cui parla il
rapporto Svimez, sono un settecentomillesimo di quel popolo di migranti
che negli ultimo dieci anni ha fatto le valige e si è lasciato alle
spalle il Sud per trasferirsi al Nord. L´ho fatto perché avevo un
sogno: lavorare. Ora sono una giovane insegnante precaria della scuola
primaria.
Ho 28 anni, faccio la maestra e ho un contratto
annuale che è scaduto da poco. Qualcuno potrebbe pensare che sono
precaria sì, ma almeno ho un posto statale e quindi ho lo stipendio
garantito. E invece no. Perché nell´ultimo anno il Nord, la terra
promessa, ha reso il mio 28 del mese una lotteria: da dicembre lo
stipendio ha iniziato ad arrivarmi solo in parte, da aprile non mi
arriva più. Sospetto che sia rimasto incastrato in qualche meccanismo
burocratico del ministero del Tesoro.
Mi sono trasferita a
Torino quattro anni fa per lavorare lasciando la mia famiglia a Calvi
Risorta, nel Casertano, e facendo molti sacrifici per riuscire a
mantenermi in una grande città. Pago un affitto non indifferente e
tutte le spese, per chi come me è solo, diventano spesso molto pesanti
da gestire. E sto facendo i salti mortali per continuare a studiare, mi
mancano pochi esami per la laurea in giurisprudenza. Ho fatto la prima
supplenza nel 2005 e di autunno in autunno sono sempre riuscita a
strappare un nuovo contratto. A settembre del 2008 la elementare
Coppino, in centro a Torino, mi ha dato un incarico annuale: insegnante
di matematica in due classi.
In tre anni, mai un problema con lo
stipendio, 1.190 euro mensili: mi pagava direttamente la scuola.
Quest´anno però le pratiche sono passate al ministero del Tesoro. Il
risultato è questo: stipendio pieno tra settembre e novembre, 500 euro
a dicembre, nulla a gennaio e febbraio, 600 euro a marzo, nulla a
aprile e maggio, 200 euro a giugno (su 11 giorni lavorativi). Da quando
sono iniziati i disguidi sono andata quattro volte alla segreteria
della scuola e altre quattro volte all´ufficio del ministero
dell´Economia, in via Grandis.
Ogni volta si sono rimbalzati
le responsabilità. Secondo il Tesoro mancava il mandato, secondo la
scuola era stato spedito. Ho anche sentito il parere di un sindacato,
ma nessuno ha saputo dirmi che cosa è accaduto ai miei stipendi. E in
attesa, io lavoravo gratis e intanto tiravo la cinghia.
Alla
fine mi sono rivolta ad un avvocato, un amico di famiglia perché non
avrei potuto permettermi un legale di Torino. Ha inviato una lettera,
ma siamo a metà luglio e fino ad ora nulla si è mosso. Sono molto
abbattuta, demoralizzata, sfiduciata. La mia salute sta vacillando per
lo stress e le preoccupazioni. E mi sento sola. Non sono una
"bambocciona", sono andata via da casa appena ho potuto. Ma ringrazio
la mia famiglia che ad oggi è stata l´unica a darmi una mano».
(ste.pa.)
(19 luglio 2009)