Lettera ai presidi
del CPS Napoli
Illustrissimi Dirigenti, Illustrissimi
Superiori, non c'è ironia né sarcasmo nei termini con cui Vi
appelliamo, ma solo la presa d'atto di una conversione che avete
unanimemente intrapreso e condotto a termine senza opporre resistenze e
senza resipiscenze. Si tratta del passaggio "iniziatico" dal ruolo di
fautori e garanti di processi culturali e formativi al ruolo di
promoter, gestori di fondi e procacciatori d'affari dell'
"azienda-scuola".
Non vogliamo innescare una sterile e retorica
contrapposizione tra alti "valori umanistici" e vili "assiomi
mercantilistici": vogliamo solo contestare - avallati dalle esperienze
vissute e dall'evidente regresso registrato a tutti i livelli
dell'attività scolastica a partire dalla stagione della "autonomia" -
l'applicazione impropria ed indebita di tali idealità e pratiche alla
scuola, che presenta peculiarità relazionali e statutarie tali da
escludere aprioristicamente ogni appiattimento sul modello del
"servizio" da rendere, con conseguente valutazione dell'impatto
economico in entrata e in uscita, soddisfazione dell' "utenza" e
gratifica per i sottoposti "meritevoli", cioè per quelli che abbiano
meglio saputo prosternarsi di fronte alle pretese del cliente.
Inutile
cercare di raggirarci o di persuaderci che sono la nostra scarsa
preparazione, il nostro presunto "passatismo" o la nostra altrettanto
presunta ignavia ad acuire la sensazione di allarme: è sotto gli occhi
di tutti, infatti, che la scuola si è ridotta a un diplomificio
squallido e livellante perché è stata costretta a mutare radicalmente le
sue priorità, ponendo al vertice delle sue preoccupazioni non più
l'educazione e l'istruzione libera e seria dei giovani, ma la capacità
di far quadrare i conti e risparmiare soldi pubblici.
Virtuosa,
prima dell'autonomia, sia pur con tutti i suoi limiti, era la scuola
capace di selezionare su base culturale studenti di tutte le classi
sociali e di proiettarli nella dimensione di quel pensiero critico
stucchevolmente richiamato ad ogni pie' sospinto dalle recenti circolari
ministeriali, ma de facto vilipeso e annichilito.
Oggi, invece,
la scuola "virtuosa" è quella che, entrando ansiosamente in competizione
con le altre "agenzie formative" sappia allettare il maggior numero
possibile di studenti con la promessa di promozioni facili e la proposta
di attività devolute allo scopo di radicare nel sentire dei nostri
viziosi e viziati rampolli l'idea che lavoro e impegno sono per i fessi,
i poveri e gli immigrati e che la loro "preziosità" consiste
semplicemente nell'esistere in quanto fattore economico che stabilizza
un sistema perverso, non in quanto individui che si preparino a dare il
loro contributo.
Bullismo e violenza, sessismo e
desensibilizzazione morale, indisciplina e ignoranza abissale, sgomento e
impotenza crescenti nel corpo docente, mortificato ed esautorato, sono
il prodotto di quest'esiziale politica scolastica, di questa vergognosa
equiparazione del processo di crescita intellettuale e umana al
vantaggioso piazzamento di una merce avariata, spacciata per buona, sul
grande
mercato che ci fagocita.
Redigiamo il presente
documento perché vorremmo comprendere le ragioni che hanno indotto Voi
Dirigenti ad una tanto pavida pronità nei confronti di una proposta
capace di evellere tutti gli
statuti pedagogici e deontologici
contemplati e ritenuti imprescindibili dalla scuola quando non era
ancora stata degradata a "servizio", quando era ancora una nobile
"istituzione".
Leggiamo stupefatti e indignati, nelle bacheche
delle nostre scuole, documenti da Voi emessi che trionfalisticamente
inneggiano al passaggio della scuola "dalla logica dell'adempimento a un
sistema di organizzazione devoluto all'erogazione di un servizio
nell'ottica della rendicontabilità sociale".
Tali espressioni ci
appaiono ridicole e deliranti. Ancor più delirante troviamo sia la
spudorata pretesa di presentare come confortante ed esaltante salto di
qualità una transizione che agli occhi di chiunque abbia senno appare
come un mostruoso regresso.
Come avete potuto abbandonare
l'ottica dell'adempimento, cioè del dovere morale, civile e culturale di
costruire e dotare le menti delle generazioni future, per abbracciare
quella, spregevole e fintamente adiafora, della "rendicontabilità
sociale"?
Luciano Canfora ha individuato nella cooptazione a
livello ideologico-propagandistico dei docenti di Lettere Classiche la
ragione principale del facile proselitismo del regime fascista. Il
becero riuso funzionale del passato imperiale di Roma, infatti, faceva
sì che questi cultori di lingue "morte" si sentissero detentori di un
sapere che, finalmente, con la dittatura, entrava nel circuito del
potere.
A noi docenti pare che la storia si stia ripetendo, solo
che stavolta siete Voi ad essere stati ammaliati dalle sirene del potere
politico, il quale, senza difficoltà, Vi ha indotto a ritenere che è
più qualificante essere "manager" che intellettuali, che è meglio
vessare che ascoltare, meglio imporre che collaborare, meglio blandire e
raggirare che dialogare.
Noi ravvisiamo, in questo trapasso, il
segno di una grave defezione etica e professionale.
Vogliamo che
Vi assumiate la responsabilità di ammettere che Vi siete lasciati
sedurre da un modello autocratico e verticistico di gestione della
scuola, che avete sacrificato la professionalità dei docenti, la "tenuta
culturale" della società, la continuità del dialogo inter e
intragenerazionale, sull'altare del marketing e di un'inammissibile
"competitività", convinti o persuasi che nell'adozione di quello
stolido
formulario che scimmiotta malamente il lessico della finanza fosse la
chiave della "modernizzazione" del Vostro ruolo.
Avete
traghettato la scuola dal dovere morale al profitto economico, dalla
crescita spirituale alla partita doppia, dall'amore alla prostituzione.
La scuola era un riequilibratore sociale: è ridotta, ora, ad un setaccio
a maglie larghe, dove passa solo la crusca dell'arroganza, dello
snobismo, dell'opulenza ottusa, ostentata o millantata.
Vi
invitiamo, ora che la misura è colma, ora che le vite stesse di
centinaia di docenti appassionati e propositivi vengono cancellate con
un colpo di spugna; ora che le famiglie sono chiamate a procurare le
suppellettili e i materiali scolastici; ora che la corrività del sistema
si è ritorta contro la società, a dirci chiaramente DA CHE PARTE STATE
e, eventualmente, a pronunciare un PRIMO secco e coraggioso "NO!" alle
nuove, folli disposizioni ministeriali, tese a smantellare la scuola
pubblica e a sancirne la definitiva cancellazione.
E non tirate
fuori il vieto argomento dell' "obbedienza agli ordini che vengono
dall'alto". I gerarchi nazisti usarono e usano ancora lo stesso sordido
alibi ad ogni processo per i passati eccidi compiuti. Non funziona. Non
Vi giustifica. Non basterà ad assolvervi.
7 maggio 2010
Coordinamento
Precari Scuola Napoli