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Dal prossimo gennaio non vedremo più davanti a tante scuole della città
di Napoli la ormai tradizionale e familiare figura del nonno civico. Di
quel signore, o di quella signora, cioè, che accompagna gli scolari da
una parte all'altra della strada, o che li fa attraversare bloccando le
auto in transito con insospettata autorevolezza. Che scoraggia con la
sua presenza malintenzionati di varia natura.
Le associazioni, di cui i nonni civici fanno parte, hanno disertato gli
ultimi bandi, stanche delle complicatissime operazioni di
rendicontazione e soprattutto dei ritardi ormai pluriennali dei
rimborsi previsti. I nonni civici hanno diritto a un rimborso di sei
euro per ogni giorno di presenza davanti alle scuole. Non è un gran
compenso: corrispondono a un caffè e a un panino. Ma loro non lo fanno
per i sei euro, lo fanno per spirito civico, per vivere attivamente la
loro vecchiaia, perché credono nella proficuità di un rapporto
intergenerazionale. Farebbero tante altre cose. Certo, poi, il
contributo pattuito lo vogliono.
E qui casca l'asino. Perché il bando ha previsto, fino a oggi, una
rendicontazione giorno per giorno, nonno civico per nonno civico,
scontrini e scontrini di esercizi delle zone dove sono ubicate le
scuole. Le sedi delle associazioni si sono trasformate in punti di
raccolta di tale effimera documentazione. A chi le ha visitate in
questi anni sarà venuto il sospetto che chissà quali losche operazioni
si stessero svolgendo. In un contesto in cui le truffe, soprattutto sui
finanziamenti europei o nazionali, sono all'ordine del giorno. Alla
fine sia pure faticosamente la documentazione è stata inviata. Non vi
dico le osservazioni degli organi di ragioneria del Comune, del tipo:
che c'entra una scheda telefonica da cinque euro con i nonni civici. Ma
la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono i ritardi dei rimborsi,
rallentati sempre più fino a bloccarsi. È molto avvilente per i
responsabili delle associazioni rispondere che non sono arrivati i
soldi ad anziani che vantano crediti di qualche centinaio di euro. Di
questi tempi per tanti sono cifre importanti, che possono contribuire a
far sopravvivere le persone, prima di ricorrere alle mense dei poveri.
I nuovi bandi delle Municipalità hanno previsto modalità ancora più
macchinose. In alternativa ai rimborsi e agli scontrini, i nonni
avrebbero un contratto di prestazione d'opera occasionale dalle
associazioni. Con tanto di ritenuta d'acconto del venti per cento sui
sei euro. In buona sostanza le associazioni anticiperebbero soldi per
conto dei soci, i nonni presterebbero la loro opera; i compensi per
entrambi verrebbero tra qualche anno. Tutti buoni motivi per disertare
tali bandi.
Le associazioni hanno raccolto le proteste e le proposte in una lettera
che hanno inviato al sindaco di Napoli e all'assessore al ramo. Le
alternative al contributo in danaro sono tante: buoni per la spesa di
prodotti alimentari adeguati in negozi convenzionati, facilitazioni e
sconti nel pagamento di tributi e bollette, sconti per corsi di
ginnastica dolce, per spettacoli teatrali, ecc. Come si vede,
addirittura l'amministrazione, attraverso buoni, sconti e gratuità,
potrebbe orientare in modo virtuoso consumi e abitudini degli anziani.
Se ci fosse una politica sociale, anche oltre i servizi sociali e
l'elargizione dei contributi.
Ma il Comune di Napoli, anche perché tutto preso dalla finta polemica
con la Regione sui fondi sociali, neanche ha risposto a tale lettera. E
quindi nel 2010 daremo l'addio ai nonni civici. Ben piccola cosa, si
dirà, una modesta perdita. Ma ho l'impressione che tante piccole cose
in meno, come questa, non solo porteranno a breve la nostra città dal
penultimo all'ultimo posto della classifica delle città per vivibilità,
ma, quel che è peggio, annebbieranno ancora di più un senso civico già
precario.
"Repubblica" ed. Napoli, 27 dic.'09 Pag. XII
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