SOTTO IL VESUVIO
Napoli,
2009-04-02
Quel record nero della scuola
da www.flcgil.it. Cinquemilaseicentoquarantacinque posti in meno in Campania su 37.101 persi a livello nazionale.
Avevamo protestato perché non accadesse. Ne avevamo fatto una questione
di ordine pubblico, di sicurezza degli edifici, di lotta alla
dispersione, di recupero sociale, di legalità. Tutto inutile. Le
tabelle dei tagli agli organici per il prossimo anno ci collocano
ancora una volta al primo posto. Cinquemilaseicentoquarantacinque posti
in meno in Campania su 37.101 persi a livello nazionale. E siamo solo
al primo capitolo, quello dei docenti. Poi verranno i tagli degli ata,
amministrativi tecnici collaboratori, sui quali la scure è più pesante.
In questo momento discutere di cose importanti, il destino della
cattedra di lettere nelle medie, la sola ora di arte nei licei, le ore
settimanali nei professionali ridotte a 32, i recuperi di fine anno, il
voto in condotta e l´ammissione agli esami, è come ballare sul ponte
del Titanic che affonda.
Del prossimo incredibile taglio nella scuola pubblica della Campania si
accorgeranno tutti, perfino quelli che dalla scuola non si aspettano
niente. E forse si collegherà qualche emergenza sociale, qualche
ritardo nello sviluppo economico, alle politiche scolastiche dissennate
di questi anni. I ragazzi avranno meno materie, usciranno prima da
scuola. I posti di insegnamento "regionali" resteranno precari e le
"scuole aperte" nel pomeriggio saranno al solito semideserte.
Torneranno in auge le ripetizioni. Le scuole private faranno
concorrenza alle scuole pubbliche. Tutto avverrà nel segno della
selezione sociale: pagheranno i poveri, i deboli, gli handicappati,
quanti abitano zone disagiate. Alcuni di noi, nella quotidiana guerra
contro le politiche che stanno minando il sistema dell´istruzione
pubblica nella nostra regione e nel sud, siamo costretti a fare
confronti con altri territori. E molti non ce lo perdonano. Perché
sembra che vogliamo insinuare che questa politica aberrante contro
l´istruzione salva qualcuno a discapito di altri. Ma come facciamo a
convincere che non si possono fare tagli uguali in realtà disuguali?
Proprio sui numeri i conti non tornano: se prendiamo il rapporto tra
numero di alunni e posto intero di docente, scopriamo che, per avere lo
stesso rapporto che c´è in Lombardia, noi dovremmo avere 2500 posti in
più. E per raggiungere lo stesso del Piemonte servirebbero 6000 docenti
in più. Poi dovremmo sapere se ci toccano posti in più secondo i
misteriosi parametri sociali e ambientali.
Ma
oggi ci accontenteremmo di meno tagli. Perdoneremmo alla Gelmini gli
errori che fa nel conteggio dei posti dei precari, e anche lo sfogo
gratuito contro i presidi politicizzati e di sinistra, solo perché
dicono ad alta voce che le scuole non hanno una lira. Le faremmo notare
che dire alle scuole di fare economia può sembrare provocatorio.
Saremmo d´accordo a studiare assieme una distribuzione dell´organico
all´interno dei territori più equilibrata, senza sprechi, senza
furbate; a valutare l´introduzione di quote di organico funzionale per
tutte le esigenze delle scuole; a rivedere profili, compiti, carriere.
Possibilmente con il contratto di lavoro, e non per decreto.
Rabbia e disagi, ma si torna in classe