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risposta del coordinamento precari scuola al preside Tipaldi

by V.P. — last modified 2010-05-12 09:55

Le pare ragionevole colpire tutti i docenti con la mortificazione professionale e la loro riduzione a “travet del sapere” per punire i lavativi?

RISPOSTA DEL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA AL PRESIDE TIPALDI.

Ill.mo Preside Tipaldi,

la Sua replica non fa che confermare quello che è stato evidenziato dall’analisi condotta dai precari, che, cioè i Dirigenti hanno maturato un’acuta insofferenza per i diritti dei docenti e, complementarmente, un forte desiderio di esercitare poteri di coercizione che, col ricatto del licenziamento o del “declassamento”, limitino la libertà di insegnamento e l’autonomia dei docenti, usando come pretestuoso movente l’efficienza del “servizio”.

A noi pare che il problema del reclutamento e del controllo dei docenti (e anche dei presidi, se permette!) si debba porre e risolvere in termini diversi. Chi controlla, del resto, la categoricità d’istanza etica di un chirurgo provetto ma tanto cinico da organizzare un traffico d’organi? E sarebbe giusto decidere di privatizzare la Sanità e di umiliare tutti i medici per punire un solo disonesto, poi?

Le pare ragionevole colpire tutti i docenti con la mortificazione professionale e la loro riduzione a “travet del sapere” per punire i lavativi?

Se i presidi non hanno sufficienti poteri per stroncare il malcostume dell’assenteismo o lo scarso impegno profuso da una quota di docenti infingardi, allora li chiedano, ma riconoscano che non si può postulare l’esigenza di snaturare il senso e la funzione della scuola per una finalità meramente disciplinare!

Non siamo ingenui e crediamo non lo siano neppure i presidi. Il nuovo assetto programmato dal ministero non ha nulla a che vedere con l’efficienza, ma con il controllo e la neutralizzazione del potenziale critico di studenti e docenti!

Il discorso che Lei fa è in tutto e per tutto assimilabile a quello che l’attuale Governo, in perfetta malafede, fa sulle intercettazioni: imbavagliare la stampa e negare ai magistrati un indispensabile strumento di indagine, dicono i legislatori, sarebbe “necessario” in vista della difesa della privacy!

Ma ci sono provvedimenti assai meno pericolosi per la tenuta democratica del paese tramite cui conseguire tale scopo! Basta disporre la distruzione delle intercettazioni subito dopo l’utilizzo a fini processuali o la secretazione di quelle di cui sia ancora dubbia l’utilità, come suggeriscono illustri costituzionalisti!

La “rendicontazione” non ci piace e non ci piacerà mai perché siamo e resteremo convinti del fatto che orientare un cervello e un’anima non sia un’attività “rendicontabile” e che il progresso culturale non possa essere “offerto” come un prosciutto e “garantito” come la genuinità di una mozzarella.

Inoltre, il Suo discorso sulla “finalmente” prevista risposta alle famiglie è specioso e falsificante: non ci risulta, infatti, che i docenti della passata generazione, i docenti della scuola-istituzione e non della scuola-servizio, non vessati né costretti a promuovere tutti e socialmente tenuti in alta considerazione, agissero nell’impunità e nell’arbitrio!

Le famiglie hanno sempre esercitato il loro diritto di controllo, ma nel rispetto della dignità del docente e presupponendone la cultura e la buonafede, mentre ora, ridotte a “clientela” e percependosi come tale, partono dal presupposto che il docente sia sempre e comunque ignorante, sempre e comunque responsabile del mancato “successo” educativo dei propri figli, sempre denunciabile e sempre tenuto a soggiacere a qualsivoglia richiesta.

Soddisfatti o rimborsati, insomma: i presidi garantiscono!

Lei parla di “servizio” con entusiasmo e disegna un futuro in cui i docenti, strigliati a dovere, trotteranno finalmente come garzoni al servizio della clientela e dei presidi-padroni…

Possiamo anche comprendere che questo orizzonte sia per qualcuno di Voi auspicabile. Quello che non comprendiamo è come si possa cancellare o ignorare ogni riferimento alla specificità dell’insegnamento come attività POLITICA e IDEOLOGICAMENTE CONNOTATA!

La natura di questo “servizio” da rendere (è impossibile che Lei non se ne renda conto!), infatti, consiste nella trasmissione di messaggi culturali, che non possono essere messaggi “neutrali”!

Lei parla di repressione dei “cattivi docenti” e di promozione dei “migliori” secondo criteri “oggettivi”… Ma potrebbe, potrà mancare di inserirsi, sia pure surrettiziamente, tra questi criteri, quello della docilità ideologica dei docenti, della loro contiguità al pensiero del capo?

I docenti non sono tutte canaglie, ma neanche tutti idealisti: ha contemplato, Lei, nel suo “servizievole” ottimismo, lo scenario in cui e per cui i docenti millantino o ostentino un certo indirizzo politico per compiacere il capo ed averne la relativa “sportula”, con conseguente prostituzione intellettuale?

Quale avvilente modello verrà dunque trasmesso ai ragazzi? Quello di un intellettuale servile e asservito, prono e allineato, voltagabbana e pitocco! Che tragica e triste prospettiva!

Smettiamo di trincerarci dietro l’efficientismo, dietro la presunta “trasparenza” e “verificabilità” delle “prestazioni” e dei livelli di competenza-conoscenza-abilità raggiunti.

Se lo studente è cliente non si preoccuperà mai di imparare e lo farà comunque in un’ottica interessata e distorta; se il cliente va trattenuto a tutti i costi, il “successo formativo” dovrà essere garantito; se il “successo formativo” deve essere assicurato, il docente deve essere annichilito. Per annichilirlo occorre vilipenderlo e dipingerlo come fannullone e impreparato…

E’ questo il triste e volgare sillogismo imperfetto sotteso alle effervescenze manageriali dei presidi!

Ribadiamo che si tratta di una minaccia di prim’ordine per la società, e che occorre che le persone di buona volontà facciano di tutto per fermare questa deriva autocratica e scongiurare questa metamorfosi esiziale dell’unica e ultima istituzione capace di evitare la trasformazione dei cittadini consapevoli in sudditi deleganti.

11 maggio 2010

Coordinamento Precari Scuola