DOCUMENTI
Milano,
2011-03-31
il significato delle parole
documento introduttivo
MERITO E VALUTAZIONE
Vi è l'ambiguità delle parole: la mescolanza dei linguaggi (lingua "colta" e lingua "popolare" diffusa soprattutto dai mass media) e la loro perdita di connessione con riferimenti concreti e condivisi hanno reso "astratte" le parole. Il loro uso non è più oggettivo e condiviso. C'è quindi un ampio spazio per un loro uso menzognero quando vengano usate senza chiarirne i riferimenti. È per questo che può passare inosservato che per parlare di valutazione si faccia riferimento al merito.
Le parole “merito” e “premialità” implicano una relazione tra giudicante e giudicato. Questa relazione non è oggi basata su ruoli chiari di queste due figure. I mutamenti economici e sociali hanno addirittura modificato il senso della parola "ruolo" (ruolo genitoriale, insegnante, docente, pedagogico, amministrativo, dirigente ecc.). In un mondo in cui è in atto una trasformazione dei ruoli e dove la stessa funzione sociale della scuola è oggetto di cambiamento il ragionamento sul valore di ciò che si comunica è ancora più importante.
Dobbiamo rintracciare il significato delle queste parole recuperandone un significato attuale, sapendo che è mobile, ma tentando di orientarlo, alla luce delle realtà odierne e prossime auspicate. Per far ciò scegliamo un riferimento nei principi costituzionali
Non è un lavoro linguistico. È un lavoro che riguarda ruoli, compiti, status e divenire di tutti.
Inoltre, occorre restituire alla parola "valutazione" il significato formativo che le è stato sottratto: è intollerabile che i/le professionisti/e della formazione (istruzione, educazione, didattica) siano scippati dell'idea pedagogica della valutazione.
Oggi, alla parola si tende a dare solo il significato brunettiano mentre è importante riappropriarsi del concetto. L'idea che valutare serva a dare premi e punizioni non ha nulla di formativo, valutare serve per aggiustare un percorso formativo o didattico in ogni sua parte.
Perché non si può applicare ai docenti quello che le scienze dell'educazione insegnano per quanto riguarda gli alunni? Forse che i docenti non imparano?
Se immaginiamo una scuola non selettiva (ma formativa, don Milani insegna) per gli alunni, perché non immaginarla anche per i docenti? Forse che essi non possono crescere?
Per quanto riguarda, poi, i due falsi corni della questione: non esiste un contrasto tra valutazione ed autovalutazione perché entro l'una c'è anche l'altra e viceversa, si tratta di due concetti tra loro indissolubilmente legati. Come ha affermato Maria Cristina Mecenero, il/la docente è assolutamente coinvolto/a nella valutazione, perché lo è dentro il fatto educativo, che contiene idea e prassi della valutazione.
Dunque: la scuola deve rivendicare la valutazione, altro che rifiutarla!
Farla vorrebbe dire far crescere la scuola, da tutti i punti di vista.
La scuola ha un mandato costituzionale