MOZIONI
napoli,
2008-10-15
mozione del 73° cd di Napoli
Napoli, 14/10/2008
Documento di dissenso del collegio docenti del 73° Circolo di Napoli del 06/10/2008
di toteach
AL DIRIGENTE SCOLASTICO DEL 73° CIRCOLO NAPOLI
ALL’ UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE CAMPANIA
AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Il Collegio dei docenti del 73° circolo riunito in data 06/10/2008 esprime il proprio dissenso in merito a quanto contenuto nel Decreto Legge 137 del 1° settembre 2008 ed alla proposta di Regolamento inviata dal MIUR in data 26 settembre 2008.
Il Collegio ritiene il Decreto privo di qualsiasi fondamento pedagogico, dettato unicamente da ragioni economicistiche da cui scaturiscono fortissimi tagli alle risorse umane coinvolte nelle istituzioni scolastiche.
Il Decreto prevede un modello di scuola in netta controtendenza con la molteplicità dei continui cambiamenti in atto nel mondo reale e nella vita dei cittadini; viene ripristinato un modello di scuola in cui è completamente ignorato il valore della relazione educativa ed affettiva tra docenti ed alunni e negata l’importanza dell’interdisciplinarietà e multidisciplinarietà. Il /la maestro/a unico/a ridiventa propinatore di nozioni e di giudizi inappellabili e perde il ruolo di coordinatore tra le conoscenze già in possesso degli alunni e quelle da acquisire.L’apprendimento ,secondo il Decreto, perde il carattere di spirale della conoscenza a favore di un apprendimento lineare, scarno e privo di motivazioni.
In base a detto Decreto:
Nella scuola primaria
• le classi vengono affidate ad un unico insegnante
• l’orario di funzionamento viene ridotto a 24 ore settimanali
• i curricoli vengono ridotti all’ ”essenziale”
• la valutazione ritorna ad essere espressa in decimi
Nella scuola dell’infanzia
• le sezioni della Scuola dell’Infanzia funzioneranno con un unico docente e sarà reintrodotto l’anticipo previsto nella legge ‘53/2003
L’attuazione del Decreto comporta :
LA FINE DELLE COMPRESENZE
Con un unico docente e senza le ore di compresenza non sarà più possibile organizzare attività a piccoli gruppi di potenziamento, di recupero, di integrazione.
LA FINE DELLE ATTIVITA’ LABORATORIALI
Con un unico docente e senza le ore di compresenza non sarà più possibile organizzare attività di laboratorio negli spazi strutturati per l’informatica e per le attività ;non sarà più possibile progettare,programmare ed attuare percorsi trasversali multidisciplinari a classi aperte e per piccoli gruppi
LA FINE DELLE USCITE E DELLE ATTIVITA’ ESTERNE
Per ovvi motivi di sicurezza in base alla normativa vigente, non si potrà più fare scuola fuori dalla scuola: addio alle visite ai musei, alle rassegne teatrali, alle manifestazioni sportive, alle uscite sul territorio, ai campi scuola…
La nostra esperienza di maestre/i ci conferma che la variabile del tempo di cura nella crescita di un bambino/a non è ininfluente ; al contrario, la tranquillità,la lentezza, la ripetizione, la scelta di modalità e situazioni adeguate ai tempi di crescita diversi dei bambini, sono fattori che determinano la qualità dell’apprendimento e del diventare persona adulta in un mondo sempre più difficile da interpretare.
Il Decreto riduce drasticamente il tempo scuola:
24 ORE SETTIMANALI, cioè 132 ORE IN MENO ALL’ANNO
Non solo il docente sarà unico, ma dovrà insegnare tutte le materie in minor tempo: 4 ore al giorno per 6 giorni la settimana, oppure meno di 5 ore al giorno per 5 giorni la settimana. Ogni alunno subirà una riduzione dell'istruzione di 132 ore all'anno. Nell'arco dei cinque anni, tale riduzione sarà di 660 ore.
UNICO = SOLO
Ogni insegnante tornerà a essere solo di fronte alla classe, alla didattica, alla psicologia, alle problematiche dei bambini, senza possibilità di confronto. E se si ammala? Se la cattedra è vacante? La classe sarà in difficoltà per tutto l’anno in tutte le materie.
Vista l’impossibilità di suddividere le materie in aree disciplinari tra diversi docenti, la maestra/o unica/o dovrà insegnare tutte le materie per tutto il programma nei 5 anni e dovrà sapere tutto di tutto, compresa la lingua straniera, perché il decreto prevede l’aggiornamento obbligatorio per i docenti non in possesso di titolo.
IL RITORNO AI VOTI IN DECIMI PORTA INDIETRO L’OROLOGIO DELLE SCIENZE PEDAGOGICHE
Nel 1977 furono abbandonati i voti in decimi nelle scuole elementari e medie perché, utilizzandoli, la scuola dava un giudizio di quantità e non di qualità; era una misurazione del rendimento scolastico di una scuola selettiva, che lasciava indietro i più deboli, una scuola che giudicava e puniva. Era una scuola che terminava il suo compito con il voto, perché un numero è un fatto compiuto. Un fatto compiuto anche per un disabile, anche per un migrante, anche per un bambino che vive un momento familiare difficile.
L’adozione dei giudizi espressi con aggettivi come “ottimo”, “distinto”, “buono” ecc., corrispondeva a un’idea di scuola che superava la misurazione, cercava di dare un significato ai risultati e si poneva il problema di superare gli ostacoli che il processo di apprendimento poteva incontrare.
Con il ripristino del voto, ritorna la scuola che giudica, misura, esclude, e a volte condanna.
La cancellazione del Tempo Pieno e dei moduli, con l’eliminazione delle compresenze , contemporaneità e contitolarietà fra gli insegnanti di classe renderà impossibile tenere in conto i processi formativi, cioè i progressi nell'alfabetizzazione culturale e nello sviluppo personale e sociale dell'alunno.
Il collegio richiede pertanto:
• il ritiro del D.L.n.137
• il mantenimento del Tempo Pieno, intendendo un tempo unitario di 40 ore, affidato a due insegnanti contitolari con compresenza di 4 ore settimanali
• il mantenimento dei moduli con un tempo non inferiore di 32 ore settimanali, affidati a tre insegnanti contitolari
• la cancellazione degli anticipi nella scuola dell’infanzia previsto dalla legge n°53/2003
• l’attribuzione di personale di sostegno commisurata alle effettive esigenze degli alunni diversamente abili
• la formazione di classi e di sezioni,in cui il numero degli alunni sia tale da consentire di accoglierli, stimolarli e di seguirli curando le dinamiche di relazione sempre più complesse, sostenendo i più deboli senza trascurare le eccellenze.
Il documento redatto in comunità di intenti con il Consiglio di Circolo, letto e condiviso, è stato approvato all’unanimità dai presenti all’adunanza.
Napoli,06/10/2008