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Se la vita ti dice male, hai un posto garantito al tempo pieno, altrimenti no

by Mario Piemontese last modified 2010-06-05 07:25

Accade a Milano.

In una scuola primaria milanese ci sono state per il prossimo anno 33 iscrizioni per il tempo pieno e 10 per il tempo normale. Per il momento sono state autorizzate una classe a tempo pieno e una a tempo normale.

Il Consiglio di Istituto ha deciso di costituire la classe a tempo  pieno con 25 alunni e quella a tempo normale con 18. 8 dei 33 bambini del tempo pieno dovranno passare al tempo normale. In che modo?

Il Consiglio di Istituto ha stabilito i criteri per stilare una graduatoria dei 33 bambini e individuare i 25  che avranno accesso al tempo pieno e gli 8 che saranno esclusi. Il Dirigente nel trasmettere ai genitori  la tabella da compilare per assegnare i punteggi e stilare la graduatoria, ha definito i criteri "variabili di valenza sociale". Ecco i criteri adottati e il relativo punteggio.

1. Alunno con certificazione disabile o invalidità - 10 punti.

2. Famiglia con un solo genitore - 5 punti.

3. Genitori che lavorano entrambi - 4 punti.

4. Nucleo famigliare con la presenza di un disabile - 4 punti.

5. Alunno che ha fratello o sorella che frequenta il TP - 2 punti.

6. Alunno che appartiene al bacino di utenza - 1 punto.

7. N. di figli fino a 14 anni - 1 punto per ogni figlio.

A parità di punteggio ha precedenza il bambino più "anziano".

Se ci fossero, è solo un'ipotesi, 2 bambini diversamente abili, avrebbero entrambi buona probabilità di rientrare  tra i primi 25. A questo punto quale criterio dovrebbe prevalere, il "diritto" al tempo pieno o l'inserimento di al più un alunno diversamente abile per classe? Se prevalesse il primo, paradossalmente sarebbe lecito costituire classi solo con alunni diversamente abili. Se prevalesse il secondo bisognerebbe fissare un ulteriore criterio per stabilire chi sta dentro e chi sta fuori. La diversità si trasformerebbe in ogni caso in disuguaglianza.

Un bambino figlio unico, fuori bacino, con un solo genitore che lavora prenderebbe 0 (zero) punti, quindi sarebbe praticamente certo di essere escluso. Se fosse del bacino prenderebbe 1 punto, ma il risultato sarebbe il medesimo. Famiglie certificate monoreddito, composte da mamma, papà e un figlio rientrano assolutamente nella norma, soprattutto perché spesso il genitore dei due "ufficialmente" inoccupato o disoccupato, lavora in nero.

Quindi se la vita ti dice male, hai un posto garantito al tempo pieno, altrimenti no. Naturalmente anche se valesse il contrario sarebbe sbagliato ugualmente.

Qualsiasi criterio provoca una disparità di trattamento e quindi una discriminazione. Per questo dobbiamo continuare a batterci perché il tempo pieno sia un diritto e non un servizio a domanda.

Milano, 4 giugno 2010

Mario Piemontese