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Si dice da più parti, e a gran voce, in verità soprattutto a destra, ma non solo: "Bisogna dare premio al merito".
Anzi è diventata quasi di moda la riscoperta (si fa per dire!) della meritocrazia.
Senza riflettere.
E la moda, si sa, spesso ottunde, con il suo gridare, la libertà della coerenza.
E genera la timidezza succube del conformismo.
Dappertutto, dunque, si ripete: "Bisogna dare premio al merito". E più
scolasticamente, nella versione gelminiana: "Una scuola che promuove
tutti è una scuola che non fa il bene del ragazzo".
Spesso dimenticando, e Gelmini non nobilmente insegna, quanto sia
labile in Italia, da sempre, per assenza di cultura liberale autentica,
il confine tra merito e pratica della raccomandazione (e nepotismo:
l'ultimo eclatante caso di ricercatori costretti a fuggire all'estero è
sui giornali di questi giorni!).
Ora, quando si parla di merito, tutti intendono soprattutto il merito
individuale. Ad esempio, a scuola, il ragazzo studia e dunque merita.
Bene.
E questo è il premio appunto al merito individuale, a beneficio del singolo, a beneficio egoistico.
Ma non esiste solo il merito da riconoscere al ragazzo che studia.
Esiste anche il "merito" da riconoscere alla scuola che insegna. Al
servizio scuola, in una parola.
Ad esempio, una scuola che sa "promuovere" la cultura delle persone è una scuola che merita.
La scuola se "promuove", acquista merito.
E "promuovere" non è il porre un timbro burocratico al passaggio da una
classe all'altra di una persona nell'età dell'apprendimento; non è
scrivere "promosso" in pagella: è dare a ogni persona in età di
apprendimento il massimo possibile in termini di cultura e intelligenza
di vita, secondo le capacità di ciascuno/a.
A tutte/i, nessuna/o esclusa/o. Proprio nessuna/o.
E questo diventa il premio non al merito del singolo e basta, ma al
merito istituzionale della scuola, a beneficio della società, ovvero a
beneficio pubblico.
La cultura di destra tende a privilegiare (vorrebbe!), con la sua
campagna ossessiva sull'idea di merito, ma falsa nella sostanza
(perché intenta solo a costruire per sé un'immagine di propaganda
"meritoria" antisessantotto), un'organizzazione scolastica
meritocratica individualistica.
La cultura di sinistra dovrebbe tendere a privilegiare, dando forma a
una coerenza ideale, un'organizzazione scolastica meritocratica
pubblica.
La "promozione" non è quindi solo un premio per il singolo, ma un premio per la società.
La scuola merita se "promuove"; se boccia/esclude/nonpromuove non merita.
O no?
Severo Laleo
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