RIFLESSIONI E OPINIONI
Napoli,
2008-07-09
i colpi alla scuola dell'integrazione
di A.Nocchetti (Napoli) - La Repubblica 08-07-08
Napoli, 09/07/2008
I colpi alla scuola dell'integrazione
di A.NocchettiI colpi alla scuola dell'integrazione
08-07-2008
La Repubblica
di Antonio Nocchetti (Napoli)
La
scuola dell'integrazione non è un esercizio lessicale e nemmeno
argomento per rafforzare ideologie travolte dalla storia. La scuola
dell'integrazione è un percorso condiviso che vede impegnati tutte le
componenti della scuola e del tessuto sociale. La scuola
dell'integrazione è la ricerca di inclusione anche per chi ha
difficoltà in apparenza insormontabili di tipo psico-fisico. La scuola
dell'integrazione è una magnifica conquista sociale del nostro paese
che andrebbe difesa, sostenuta e portata ad esempio in un periodo così
difficile anche a causa degli imponenti fenomeni migratori. Cosa accade
e cosa accadrà al modello di scuola che ci vide, primi in Europa oltre
30 anni fa, abolire le classi differenziali, è una domanda da porsi con
serietà e da rivolgere al nuovo ministro dell'Istruzione in questo
iniziale scorcio di legislatura. È necessario tuttavia sgombrare il
campo degli equivoci e affermare che la disabilità nella scuola non può
essere considerata un costo "puro". Se la premessa culturale è questa,
temiamo che il governo Berlusconi completerà il suo cammino liquidando,
al termine dei 5 anni, tutta la esperienza della scuola della
integrazione.
Vorremmo essere smentiti ma il decreto legge 112
di qualche giorno fa è perfettamente nel solco delle iniziative
intraprese dal tandem Padoa-Schioppa Fioroni con l'aggravante che il
ministro Gelmini vede addirittura "commissariato" il suo dicastero dal
plenipotenziario Tremonti.
Quando si ragiona sulla opportunità
di ridare ossigeno alla nostra economia e si conclude elencando la
cifra della riduzione degli organici nella scuola si commette un errore
madornale, quello di smettere di sperare nel futuro del nostro paese.
Quando la scuola diventa un "servizio" come sostiene il ministro
Gelmini si perdono i riferimenti essenziali per dare una prospettiva
alle giovani generazioni. Non abbiamo pregiudiziali ideologiche ma se
si vuole parlare in modo condiviso di scuola bisogna trovare argomenti
condivisibili.
Proviamo a fornire al ministro qualche spunto
di riflessione: le scuole a tempo pieno italiane forniscono risposte
adeguate agli standard europei (indagine Pisa); le scuole a tempo pieno
sono in larga maggioranza presenti al nord e al centro; le scuole a
tempo pieno occupano circa 70.000 insegnanti in più; la scuola pubblica
italiana arruola circa 90.000 insegnanti di sostegno a fronte di oltre
180.000 alunni disabili (le scuole paritarie ne accolgono il 5 per
cento appena); la scuola italiana arruola circa 20000 insegnanti di
religione cattolica; la scuola italiana investe per la formazione degli
insegnanti curricolari e di sostegno il costo equivalente a un
cappuccino per alunno disabile al mese.
Sarebbe utile fare
scelte "condivise" nell'interesse dei beneficiari del sistema
istruzione e forse sarebbe addirittura una rivoluzione copernicana
affermare e praticare la centralità dell'alunno nella scuola. Se in
questa visione i bambini disabili saranno divenuti un costo
insopportabile nel paese del ponte sullo Stretto di Messina bisognerà
trovare il coraggio, siamo certi che non mancherà ai ministri
Tremonti-Gelmini, di raccontarlo ai genitori dei bambini disabili.