RIFLESSIONI E OPINIONI
Napoli,
2010-05-30
INSEGNANTI "MANOVRATI"
by
Gennaro Lubrano Di Diego
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last modified
2010-05-30 19:30
E un tarlo avanza nella mia coscienza, che cioè il "nullafacente" di brunettiana memoria abbia capito molto più di me come vanno le cose di questo mondo.
| Napoli
,
29/05/2010 |
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INSEGNANTI
"MANOVRATI" di Gennaro Lubrano Di Diego
Sono
un insegnante di Filosofia di una scuola superiore di Napoli. Tutte
le mattine entro in classe con piacere per intercettare gli occhi, gli
interessi, le emozioni ma anche i disagi e la noia esistenziale dei miei
ragazzi.
Tutti i giorni ringrazio Iddio per avermi dato la
possibilità di apprezzare e di entusiasmarmi della disciplina che
insegno; e tutti i giorni Lo ringrazio se un po' di questa passione
riesco a trasmettere ai miei studenti.
Tutti i giorni verifico
come il contesto nel quale gli insegnanti lavorano, ammalato di
burocratese, di didattichese e di una grottesca parodia di
pseudomanagerialità, faccia a pugni con la necessità di offrire ai
nostri alunni una proposta di senso che sia in grado di aiutarli nel
processo di crescita e di aprirli con fiducia e speranza alla vita. E
purtuttavia, resisto, poichè confido nei giovani e nella loro genuina
disposizione ad affidarsi alle cure di chi ha a cuore il loro bene e il
loro destino.
Tutti i giorni prendo atto dolorosamente come la
deriva impiegatizia e burocratica di questa nostra nobile professione ci
spinge ad essere altro rispetto a ciò che io credo gli insegnanti
debbano essere, e cioè educatori capaci di amare ciò che insegnano e
titolati - forti di questo amore - a scuotere i giovani da pigrizie,
sciatterie, mal di vivere che spesso li avvolgono in una spirale
perversa e spesso necrofila.
Tutto questo io, come insegnante,
vedo.
Poi leggo di Tremonti, della crisi economica, della
manovra, dei tagli e del mio magro stipendio di 1450 euro che per tre
anni sarà congelato. Non reagisco a ciò corporativamente ma qualcosa
non mi torna e perciò mi faccio alcune domande. Ho senz'altro contezza
che ci sia bisogno di risparmiare, di tagliare le spese improduttive, di
disboscare inefficienze e sprechi. Anche nella scuola. Ma mi domando:
perchè nella scuola non si tagliano i mille PON, POR e Fondi Europei che
dissipano solo risorse senza alcuna ricaduta seria sul piano didattico?
Perchè non si taglia lì mentre invece si colpisce il mio magro
stipendio?
Cosa significa questa scelta politica? Per caso che la
spesa improduttiva è quella di chi butta il sangue la mattina con gli
studenti mentre quella produttiva sarebbe costituita dalla dissipazione
organizzata delle risorse affidata alla burocrazia europea e
ministeriale con la compiacenza di molti miei colleghi, avvinti dalla
prospettiva di qualche arrotondamento stipendiale? Non c'è in questa
scelta una perversa filosofia pedagogica anzi anti-pedagogica?
E
ancora. Tutti quei discorsi sulla valorizzazione del merito, dei capaci,
dei meritevoli, dove sono finiti? Non si poteva disboscare la spesa
veramente improduttiva e nel contempo avviare percorsi virtuosi di
valorizzazione di chi lavora con scrupolo, dedizione e sacrificio, anche
se è un vituperato dipendente dello Stato?
Come vede, mi faccio
delle domande con un retrogusto amarognolo e comincio a domandarmi, dal
basso delle mie illusioni, fino a quando la mia generosa astrattezza di
educatore reggerà alla mortificazione sociale e al dileggio della mia
dignità professionale.
E un tarlo avanza nella mia coscienza, che
cioè il "nullafacente" di brunettiana memoria abbia capito molto più di
me come vanno le cose di questo mondo. gelubra@fastwebnet.it
http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&pg=1&IDmessaggio=6295&IDforum=674
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