La Repubblica - Napoli - domenica 29 novembre 2009
La riforma della scuola, un progetto confuso
di Franco Buccino
L’iscrizione
per il prossimo anno alla scuola superiore, come agli altri ordini di
scuola, slitta dalla fine di gennaio alla fine di febbraio. La storia
si ripete, monotona. Senza fantasia la motivazione: dare più tempo a
scuole e famiglie di approfondire la conoscenza dei modelli di scuola
riformata. Di nuovo la stessa bugia. In realtà, ancora una volta, si
rinvia la data per attendere i regolamenti che permettano i
cambiamenti. Non fa niente che questo slittamento delle iscrizioni crei
problemi enormi alla stessa amministrazione scolastica e alle scuole, e
crei danni al personale e agli studenti. Al momento non è dato sapere
neppure quali classi saranno coinvolte: le prime e le seconde, solo le
prime, tutte fino alle quinte. Forse nessuna, se il provvedimento
venisse rinviato di un altro anno.
Approfondire i cambiamenti.
Ma quali cambiamenti? Per fermarci ai licei. Si dice con enfasi da
parte del ministero che si passa da 400 indirizzi sperimentali a 6
licei: artistico, classico, scientifico, linguistico, delle scienze
umane, musicale e coreutico. Considerando che classico, scientifico e
artistico già ci sono, che inoltre c’è l’istituto magistrale in nuove
versioni e il liceo linguistico tra sperimentazioni e scuole private,
la prima vera novità di questa riforma è il liceo musicale e coreutico.
I nuovi licei si articolano in indirizzi, 11 o 12 complessivamente. Ma
le scuole, a loro volta, possono articolare gli indirizzi in varie
opzioni con l’aggiunta di materie opzionali, appunto. Alla fine, chi si
iscrive, dovrà scegliere il liceo, l’indirizzo, l’opzione: rimarranno
innumerevoli le scelte possibili. Lo stesso discorso vale per gli
istituti tecnici e professionali. Nonostante la ricchezza delle offerte
didattiche e l’inserimento di tante opzioni, le ore di lezione, come
d’incanto, diminuiranno.
Ci si potrebbe chiedere il perché di
una riforma che è così velleitaria, vuota e generica, e di così
difficile gestione. E perché il Ministro e il governo si accaniscono a
portarla avanti nonostante i no del CNPI, delle regioni, dei docenti e
degli studenti. La risposta è semplice. Il Ministro e il governo
pensano di garantire alla scuola secondaria solo la parte essenziale
degli insegnamenti fondamentali. Gli opzionali oggi li attuano con i
docenti di ruolo che sono di troppo, poi li faranno fare, in
successione, a precari, ad esperti, a personale pagato dalle regioni. E
poi semplicemente li aboliranno.