|
Sia che il ragazzino abbia dato volontariamente un calcio alla maestra,
sia che l'abbia colpita scalciando perché trattenuto mentre voleva
azzuffarsi con un compagno, l'episodio di Barra conserva tutta la sua
gravità. E si inserisce in una continuità di violenze di cui le scuole
sono vittime. Innanzitutto gli alunni, e poi anche gli insegnanti. Lo sa
bene chi frequenta da oltre trent'anni la zona orientale e le sue
scuole. Sempre vittime gli alunni, anche quando sembrano carnefici. La
ragazzina che confessava candidamente nel tema il suo desiderio di
sposare un camorrista. I ragazzi che, in varie occasioni, non hanno
semplicemente taglieggiato i compagni, ma imposto il pizzo. I ragazzi a
scuola con la pistola; più spesso con i coltelli: tanti da riempire i
cesti del cardinale.
E Giovanni ammazzato sul ciclomotore nel parcheggio del supermercato ai
margini della residenziale, mentre doveva essere a scuola. Cesare,
camuffato da adulto, ucciso a sedici anni dopo una vita molto intensa e
spericolata. Davide che guardava negli occhi i rapinatori del motorino,
suoi coetanei, che secondo la logica loro inculcata non potevano non
ammazzarlo. Di che cosa sono colpevoli? Cosa potranno appurare con le
loro indagini i poliziotti e gli ispettori ministeriali nel 48° circolo
di via Repubbliche Marinare, a due passi dall'A&O dove ammazzarono
Giovanni? Violenze di cui gli insegnati sono testimoni, vittime,
antagonisti. Quante storie raccolte di violenza domestica, di miseria e
degrado, di aspirazioni a una vita normale. Perfino dai più duri in un
momento di debolezza.
Vittime privilegiate dei violenti sono gli insegnanti, come tutte le
persone per bene e che non si fanno i fatti loro nei quartieri di
periferia. Ruote bucate e macchine sfregiate, nel migliore dei casi. Gli
episodi peggiori non sono neanche gli schiaffi e i calci degli alunni.
Ricordate il professore della Pascoli 2 [colpevole di aver
rimproverato, nel 1998, il figlio di un capoclan, che per questo lo fece
picchiare - ndr] ? Ma sono le spedizioni punitive di interi nuclei
familiari contro insegnanti colpevoli di mettere in discussione
l'onorabilità dei loro figli, la violenza maggiore nei confronti delle
scuole, l'umiliazione più mortificante, la sconfitta più cocente. Nelle
scuole di periferia gli insegnanti spesso non sono visti come
cooperatori importanti per l'educazione dei figli, e il loro avvenire.
Sono, invece, gli antagonisti; sono i portatori di una cultura
alternativa a quella della malavita. Che impone modelli di arroganza, di
sopraffazione, al di fuori e al di sopra di ogni legge che non sia
quella della camorra, anche se in versioni edulcorate. E per capire in
che considerazione sono tenute le scuole, basta rivedere le immagini
della città nei giorni dei rifiuti, quando gli edifici scolastici erano
irraggiungibili. O i continui raid, fatti per distruggere non certo per
rubare.
Nella battaglia per la legalità le scuole sono tristemente sole. Quante
scuole abbiamo visto sotto i riflettori, per qualche giorno, vivere il
loro momento di celebrità, anche se per fatti poco esaltanti. E poi
ripiombare nella monotona quotidianità, trascorrere i lunghi pomeriggi a
rincorrere alunni nei corridoi. Quanti faraonici e finanziatissimi
progetti di recupero e di lotta alla dispersione scolastica sono passati
per le scuole di periferia senza lasciare alcun beneficio. E il furore
restauratore, la decisione di risparmiare e tagliare nelle scuole non ha
risparmiato neanche le periferie. Sembra incredibile, ma le ore di
lezione tutte frontali, l'aumento del numero di alunni per classe, i
tagli degli organici hanno riguardato le scuole di Barra, San Giovanni e
Ponticelli allo stesso modo di quelle del Vomero e di Posillipo. Le
violenze peggiori che stanno colpendo le scuole di periferia sono
proprio quelle politiche, quelle che derivano dalle politiche
scolastiche del governo.
È vergognoso che si possa dire e scrivere che meno tempo scuola ci porta
nell'Europa più evoluta. Le scuole di Napoli come quelle di Helsinki. O
che meno tempo trascorso a scuola dà ai ragazzi la possibilità di
studiare di più a casa. In alcune zone degradate delle nostre periferie i
ragazzi, uscendo perfino a mezzogiorno da scuola, troveranno a casa le
mamme ancora in pigiama. Opteranno come sempre per la strada, dove
diventano facilmente preda di datori di lavoro nero e della malavita. E
dove in ogni caso non si studia e si perdono facilmente le cose apprese a
scuola. E allora smettiamola una buona volta di parlare di violenza a
scuola. Parliamo piuttosto di scuole violentate.
Il contributo è stato pubblicato nell'odierna
edizione di Repubblica - Napoli
|