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Nel momento in cui scrivo queste cose dalla televisione alle mie
spalle, dove sta andando in onda Porta a Porta, la rappresentante dei
Giovani Industriali, la quale , dopo aver predicato “meno stato e più
mercato” per anni, oggi non si vergogna di chiedere il sostegno statale
di fronte alla crisi finanziaria, perora la causa dei tagli alla scuola
perché la situazione richiede di risparmiare. E per supportare ciò
ricorre ancora una volta all’operazione nostalgia: “quando andavo a
scuola io il maestro era unico e tutto andava bene”.
Questa operazione nostalgia, che descrive la scuola elementare degli
anni cinquanta e sessanta come un paradiso, col suo corollario di voti
in condotta e grembiulino, deve essere smentita, perché non corrisponde
alla verità. Quella scuola infatti andava bene solo per chi ha avuto
successo in quella scuola e oggi magari ritiene di averne ancora di più
perché può parlare in televisione.
Quella scuola l’ho frequentata anch’io, classe 1950 . Se non che dei 33
alunni che frequentavano la mia prima elementare- era il 1956 - solo 2
statisticamente ( dati ISTAT alla mano) sono arrivati alla laurea (
nello specifico, per quel che ne so, forse solo il sottoscritto) e solo
10 hanno preso un titolo secondario superiore ( comprese, beninteso, le
qualifiche professionali triennali, e anche quelle biennali, che allora
ancora esistevano).
Solo la metà sono arrivati alla licenza media. E quindi ancor meno sono
andati alle superiori. E sì che nel frattempo non erano neanche più gli
anni cinquanta, era il 1964. C’era già stato il boom e l’Italia da
agricola era già diventata industriale.
Ma soprattutto 5 bambini (il 15%) non sono neppure arrivati a prendere la licenza elementare.
Non si sa o si finge di non sapere che la prima classe di età che è
arrivata a prendere la licenza elementare al 100% è stata quella dei
nati nel 1962 che, guarda caso sono poi quelli che hanno fatto la prima
elementare nel 1968 e il percorso elementare dopo quella fatidica data.
E probabilmente tra loro neppure tutti hanno preso la licenza
regolarmente nel 1973, visto che le bocciature alle elementari
fioccavano ancora, ma almeno da allora quasi nessuno è più andato
disperso alle elementari.
Altro che colpe del 68! E’ proprio la prima elementare del 1968 quella
che porta tutti alla licenza. La quinta di quello stesso fatidico anno
invece disperdeva o aveva già disperso ancora il 10% dei bambini.
Tutto ciò con il maestro unico e le 24 ore!
E c’è da dire che il maestro, per la verità, non era già allora più
propriamente unico in molti casi: infatti in alcuni comuni del nord
avevano cominciato a fare capolino i doposcuola, organizzati dal
cosiddetto Patronato Scolastico. Ciò avveniva nelle aree industriali o
comunque dove esistevano amministrazioni comunali più attente ai
bisogni delle famiglie dove entrambi i genitori lavoravano.
Certo: niente di confrontabile con l’attuale tempo pieno e neppure con
i moduli, ma, insieme a un bisogno di vigilanza e di assistenza
culturale per bambini che vivevano in famiglie poco acculturate, in
questo allungamento del tempo scuola non c’era forse anche un bisogno
di ritmi di apprendimento più distesi, un bisogno di ripetere la cosa
capita male al mattino, il bisogno di una mano amica che guidasse la
scrittura e anche il fare qualcosa d’altro: modellare la plastilina (al
mattino al massimo si disegnava) , recitare nel teatrino in
preparazione dello spettacolino di fine anno? E’ da lì che è partito
tutto capendo che in fondo per un bambino che apprende non esiste la
“scuola ordinaria”, come dice la Gelmini, e poi il “resto”, ma tutto va
amalgamato e equilibrato.
Ma anche sul fronte delle classi sociali più ricche, fingiamo di
dimenticarci che già dalla quarta e dalla quinta elementare c’era la
pratica di andare a ripetizione al pomeriggio? Quante ripetizioni si
scambiavano i maestri negli anni cinquanta per la preparazione
all’esame di ammissione alla media, che fu abolito solo nel 1960? Ma
per quanti anni ancora questa abitudine rimase nella prima metà degli
anni sessanta?
E non era forse anche questo un modo indiretto per dire che i tempi di
apprendimento delle 24 ore di scuola erano insufficienti e i ritmi
inadeguati?
Se questo era già così in una scuola dove tra le materie c’era ancora
la calligrafia, possiamo pensare che dai nuovi programmi dell’85 in poi
tutto possa essere ricondotto nelle 24 ore? Se già allora si capiva che
aveva poco senso la separazione tra la “scuola ordinaria” e il resto,
adesso che “il resto”si chiama inglese, informatica, ecc. non ha ancor
meno senso?
La Gelmini in quel 1973 che vide la prima licenza elementare per tutti
ci è nata e queste cose non le sa neppure! Lei spara sulla scuola
post-sessantotto che è quella che ha frequentato e sputa nel piatto
dove ha mangiato, così come, attaccando gli insegnanti meridionali, ha
sputato nel piatto da cui si pappata la sua promozione ad avvocato. Lei
restaura i voti numerici ma fino alla secondaria superiore i voti non
li ha mai presi. Lei
è la figlia ingrata di quella che sprezzantemente chiama il “la scuola
del sei politico”. E sentendola parlare non c’è dubbio che deve essere
proprio così.
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