RIFLESSIONI E OPINIONI
Sestino e Badia Tedalda (AR),
2008-11-23
Una lettera al Ministro Gelmini
da www.retescuole.net
Lettera al Ministro del Collegio dei Docenti e l’Assemblea del personale ATA dell’Istituto Statale Comprensivo “L.Voluseno” di Sestino e Badia Tedalda (AR)
di Collegio DocentiLettera al Ministro
di marco
Istituto Comprensivo “L.Voluseno” di Sestino e Badia Tedalda (AR)
Sestino, 24-10-2008
Gentilissimo Ministro Maria Stella Gelmini
Oggi
forse più che in altre occasioni siamo preoccupati per le nostre
piccole scuole (il nostro non è un istituto scolastico di montagna ma è
come se lo fosse, un istituto comprensivo con quattro plessi e 210
alunni – Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado, immerso negli
Appennini tra Toscana e Marche).
Ci siamo resi conto che
leggendo i giornali o ascoltando i principali organi televisivi
d’informazione c’è molta confusione e voci dissonanti. Questo non ci
aiuta a capire. Allora abbiamo preso i documenti ufficiali del
Ministero e li abbiamo letti più volte, convincendoci che dovevamo far
sentire anche la nostra voce.
Innanzi tutto non riusciamo a
capire perché a proposito di scuola o di piccola scuola si parli di
“sprechi” e “sperequazioni” senza specificare a che cosa si alluda,
come se noi fossimo un lusso o beneficiassimo di privilegi. A noi pare
che le piccole scuole di montagna non sprechino e non siano
privilegiate. Perché nelle nostre scuole i bambini si alzano alle sette
di mattina per fare anche 10 o 15 chilometri già a tre anni d’età e
senza badare molto se c’è ghiaccio o neve.
Qui la vita è dura ma
questo non ha impedito alla gente di vivere dignitosamente
razionalizzando i mezzi a disposizione (i lavori sono quelli
dell’agricoltura, dell’allevamento, del taglio del bosco,
dell’accoglienza turistica, dell’artigianato e della piccola impresa,
oppure si prende l’auto e si fanno i pendolari per scendere nelle
fabbriche di fondovalle; l’ospedale più vicino è a tre quarti d’ora
d’auto; i servizi pubblici e sociali sono a cinquanta chilometri; il
pediatra si vede ogni quindici giorni; la guardia medica deve fare
anche un’ora di viaggio per raggiungere le frazioni più lontane; ecc.).
Le prospettive di vita, insomma, se confrontate con le prospettive nei
centri di fondovalle, sono aspre e difficili da sopportare. Se non
fosse così, non avremmo registrato un calo demografico di oltre duemila
abitanti dal dopoguerra (attualmente Sestino registra circa 1500
abitanti e Badia Tedalda circa 1300). Eppure noi vogliamo continuare ad
abitare qui. Non a caso ci siamo inventati risorse un tempo
impensabili: come gli agriturismi, stimolati da progetti culturali e
invenzioni culinarie molto apprezzate; come la commercializzazione di
prodotti locali dalle grandi potenzialità, vedi il tartufo bianco e la
carne Chianina; come ad esempio la produzione di mobili pregiati a
costi convenienti o la produzione di tubature in plastica per le
irrigazioni di tutto il mondo.
Ogni giorno, per trasportare a
scuola gli alunni, percorriamo 338 Km nel territorio di Sestino, con
sei automezzi, e altrettanti nel territorio di Badia Tedalda: ciò
perché in un territorio a raggiera, non possono essere realizzati
percorsi “circolari”. Spesso si va in località, distanti anche 7-15 km,
a prendere un unico alunno, percorrendo strade montane anche nei mesi
invernali.
Basterebbe conoscere un pochino i nostri paesi e le
nostre frazioni per rendersi conto che “non siamo dei privilegiati” e
non si può parlare di “sprechi”: per noi la “storia” anche di un solo
bambino e la “storia” di tutti. I bambini sono tutti uguali e una
scuola con meno Stato è una scuola più povera. Condanneremmo quei
bambini ad essere bambini di serie B. “A questo deve servire la
democrazia, permettere ad ogni uomo – e ad ogni bambino - di avere la
sua parte di sole e di dignità” (Piero Calamandrei).
Che vuol
dire “accorperemo le scuole con meno di cinquanta alunni”? Secondo noi
vuol dire chiudere un plesso e trasportare i bambini da un’altra parte.
Accorpare due plessi di città non è la stessa cosa. Allora perché non
lo dite? Perché pretendete che le piccole scuole, dove l’alternativa
sta a un’ora di scuolabus, passino per privilegiate? Capiamo che volete
razionalizzare, dimensionare, economizzare - e siamo d’accordo - ma
perché fate tutto come se fosse un territorio dalle medesime
caratteristiche? Ricordatevi un concetto che non è nostro ma che ci
piace riportare: “Non c è nulla che sia più ingiusto quanto far parti
uguali fra disuguali” (piccola Scuola di Barbiana). Non si possono
applicare i medesimi numeri, gli stessi parametri, a scuole, a
territori che uguali non sono. Lì, in città, magari gli alunni si
devono pure alzare alle sette per andare a scuola, causa traffico,
percorrere quindici chilometri per raggiungere il grande centro, e ce
ne dispiace, vorremmo che non fosse così. Ma il problema viene subito
dopo. Lì, in città, di scuole ce ne sono tante, qui invece ce ne sono
poche e le alternative sono un disastro: un’ora o un’ora e mezza di
autobus, levataccia alle sei, ecc. Stentiamo a credere che vorrete
aumentare le spese dei nostri genitori e dei piccoli comuni, già
stritolati da un costo di vita che rasenta spesso la sopravvivenza.
Sarebbe
bello se si potesse decidere insieme, se si potessero aprire tavoli di
confronto con gli Enti locali ove stabilire come razionalizzare e
capire dove, se possibile, risparmiare. Ma non ci sembra che si vada in
questa direzione.
Tuttavia confidiamo nel buon senso degli
uomini, gentilissimo Ministro, e per questo non crediamo alla chiusura
delle nostre piccole scuole. Ci servirebbe però un cenno, anche
piccolo, per ridarci la speranza in un futuro migliore. Un cenno che,
ci pare, forse è già in atto ma fatichiamo a vederlo.
E’ fin
troppo facile elencare i punti sui quali esprimiamo il nostro totale
dissenso o parziale disaccordo: il cosiddetto “maestro unico”, per
esempio. Con la riduzione d’organico degli anni passati praticamente il
maestro unico noi quasi ce l’abbiamo già.
Aspettavamo che
fossero riconosciute alcune sacrosante difficoltà, come la presenza di
pluriclassi. Fino ad oggi il legislatore non se n’è accorto ma è noto
che alla presenza di una pluriclasse corrisponde in organico un
insegnante e mezzo, se però ci sono due pluriclassi uno e mezzo più uno
e mezzo non fa tre, bensì due insegnanti!
Non ci piacciono le
riduzioni dei finanziamenti, le riduzioni d’organico attraverso il turn
over e l’idea delle Fondazioni dicendo “ora si taglia, poi si vedrà chi
ci farà risparmiare”. Da noi è come dire: “Mettiamo il carro davanti ai
buoi”.
La piccola scuola, il piccolo comune, è come una “piccola
famiglia”. La grande scuola del quartiere cittadino o di periferia è
come una “grande famiglia”. Certo, chi vive con altre mille persone e
altri mille alunni avrà difficoltà a mandare un proprio vicino di casa
a rappresentarlo nel Consiglio di Circolo o d’Istituto per partecipare
alle decisioni della scuola, mentre nei piccoli paesi è più facile. Ma
non è una questione di numeri. Lì comunque, in città, si fa parte di
una grande famiglia e bene o male in quella ci si riconosce. A noi non
ci potete dire: “Non avrete più una famiglia” e “saranno altri a
scegliere perché la vostra è una famiglia piccola”. E’ un diritto
mantenere la nostra autonomia e la nostra identità “famigliare” che da
altri punti di vista, ad esempio dal punto di vista culturale e
storico, è grande e importante come la vostra. Per questo auspichiamo
che non solo siano conservati i nostri piccoli plessi (anzi siano
potenziati, ad esempio nelle nuove tecnologie) ma che permanga anche la
nostra autonomia che equivale alla nostra identità. Chiediamo,
pertanto, che anche domani continui ad esistere l’Istituto Statale
Comprensivo “Lucio Voluseno” di Sestino e Badia Tedalda, come tanti
altri istituti nati da piccole e medie comunità di montagna, di
collina, delle isole.
Ci piacevano molto i contenuti di una
Proposta di Legge (mai diventata legge) a favore dei piccoli comuni con
meno di 5000 abitanti. In quella proposta si parlava di salvaguardare
le piccole scuole, anzi di inserirle in rete, dotarle di strumenti per
superare l’isolamento, incoraggiare le famiglie a custodire ancora un
territorio meraviglioso attraverso incentivi. Era firmata da tutti i
partiti: che fine ha fatto? Perché oggi si parla di tagli che sono cose
diametralmente opposte?
E poi, ci creda, darci dei “fannulloni”
sarebbe la più grande bugia. Sette anni fa abbiamo inventato il Premio
Scuola di Qualità, per vedere e confrontarci su come si lavora nelle
piccole scuole e negli istituti comprensivi. Il risultato è stato
magnifico: oltre cento scuole ci hanno mandato i loro straordinari
lavori realizzati “in verticale” (Infanzia, Primaria e Secondaria che
lavorano insieme per aiutare meglio gli alunni). Basta guardarli, quei
progetti, per capire quanto lavoro c’è dietro e quante poche risorse la
scuola abbia. Tutto per il bene degli alunni che ascoltano e seguono le
maestre e i professori in attività talvolta interessanti talaltra
geniali: come la matematica studiata con le api o gli animali della
Riserva naturale del Sasso di Simone; la biologia e la botanica
studiate con lo studio degli ecosistemi e la raccolta di fiori ed
essenze spontanee; la storia appresa con approfondite ricerche
archeologiche “sul campo”; l’importanza della conservazione
dell’ambiente acquisita con la costruzione di giocosi percorsi
naturalistici ad uso turistico; oppure la produzione della carta
studiata con un esperimento scolastico che è diventato poi un’impresa
familiare capace di produrre reddito; e non ultima l’educazione
stradale appresa elaborando prodotti multimediali o cine-documentari
d’effetto. Tutto questo, vogliamo ribadirlo, curato da appassionati
docenti che hanno scarsissime risorse e che non guardano alla quantità
delle ore retribuite.
Confidiamo in un suo anche breve interessamento.
Cordialità
Il Collegio dei Docenti e l’Assemblea del personale ATA
dell’Istituto Statale Comprensivo “L.Voluseno” di Sestino e Badia Tedalda (AR)
mozioni maestrounico