RIFLESSIONI E OPINIONI
Italia,
2010-03-16
Una riforma da brividi
Tra due settimane si chiudono le iscrizioni e le famiglie iscriveranno i figli nella prima classe di una scuola che non c’è. Infatti la “riforma” della superiore non è ancora legge e – giuridicamente – in Italia vigono ancora i vecchi ordinamenti: assenza di procedure legittime, dunque, e una serie di conseguenze.
IL FATTO QUOTIDIANO - 14 marzo 2010 – pag. 14
La
defraudata scuola superiore si sta svegliando con appelli dei docenti
che chiedono lo spostamento di un anno dell’entrata in vigore della
legge e altri che reagiscono
Una riforma da brividi
di
Marina Boscaino
“Devo educare i miei figli per vivere in un
Paese civile o per vivere in Italia?”: domanda non oziosa. Sabato,
piazza del Popolo, uno dei tanti striscioni, un bel pomeriggio di
democrazia, speranze, promesse.
Tra due settimane si chiudono le
iscrizioni e le famiglie iscriveranno i figli nella prima classe di una
scuola che non c’è. Infatti la “riforma” della superiore non è ancora
legge e – giuridicamente – in Italia vigono ancora i vecchi ordinamenti:
assenza di procedure legittime, dunque, e una serie di conseguenze.
L’ostinazione
a far partire da settembre una “riforma” priva di riferimenti
legislativi non è un progetto culturale, ma economico: più precisamente,
risiede nella Finanziaria 2009, che determina una serie di tagli che
non possono essere evitati, pena il fallimento della “cura da cavallo”
per la scuola, che ci fu annunciata nell’estate 2008 e che si sostanzia
in 7,6 miliardi di euro in meno tra il 2009 e il 2011. Rimandare è
impossibile.
La persuasione mediatica agisce non solo dai Tg.
Fate un giro sul sito del ministero: troverete un accattivante vademecum
per studenti e famiglie, che racconta la “riforma epocale”,
contravvenendo al principio di realtà, legittimità e soprattutto
responsabilità civile e politica. Il profluvio di opuscoli che
illustrano il nulla è incessante (ricordiamoci poi di chiedere il costo
dell’operazione a chi ha tagliato 140.000 posti di lavoro). Parole che
inverano realtà inesistenti: nel mondo vero, quello dei tagli,
dell’edilizia scolastica fuorilegge, quello del miliardo di debito con
le scuole italiane, che il ministero ha già annunciato che non verrà mai
refuso, quello che precarizza esistenze a getto continuo, la musica è
ben diversa dalle immagini patinate e rassicuranti: è il caos più
completo, con le scuole che si vedranno costrette ad organizzare la
proposta formativa e a fare i conti con il taglio delle cattedre e con
il soprannumero degli insegnanti dopo la chiusura delle iscrizioni,
ammesso che la Corte dei Conti non sollevi questioni e che Napolitano
firmi. Quando cioè, secondo la legislazione (ancora) vigente, il testo
sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sarà legge.
Intanto la
scuola superiore – che finora ha svogliatamente e colpevolmente solo
assistito alla costruzione della propria distruzione – si sta
svegliando: mozioni di collegi docenti che chiedono lo spostamento di un
anno dell’entrata in vigore della riforma; altri che decidono di agire
nella legalità e proporre gli ordinamenti ancora in vigore; comitati
misti, docenti-studenti-genitori che organizzano contro-informazione,
presìdi permanenti che coinvolgono anche le elementari, vittime fresche
della prima ondata di tagli selvaggi.
L’avvio del riordino senza la
conclusione dell’iter previsto comporta il modo improvvisato e
dilettantesco con cui stanno riempiendo quell’abominio sociale,
giuridico, economico e culturale che chiamano “riforma”. Manca il
regolamento sulle classi di concorso, che verranno rivoluzionate, e che è
ancora ben lontano dall’essere approvato: in sostanza le “materie” e i
titoli che si devono avere per insegnarle.
La CM 18/2 che dà avvio
alle iscrizioni è priva di presupposti legislativi, come si è detto
inesistenti, essendo stata emanata prima dell’adozione definitiva dei
regolamenti.
È per questo che la Cgil ha inoltrato ricorso al Tar
del Lazio. La “riforma” viola l’autonomia delle scuole, alle quali
vengono assegnati i nuovi indirizzi in modo “automatico” dal MIUR, senza
che abbiano potuto presentare all’USR e alla Regione le loro motivate
proposte, invadendo le competenze sulla definizione del piano
dell’offerta formativa territoriale, prerogativa di provincia e Regione,
mettendo in discussione il necessario legame fra scuola e ambito
sociale in cui opera. Lo scippo di competenze perpetrato dal ministero
ai danni delle regioni potrebbe essere oggetto di ricorso da parte, al
momento, di Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Toscana. Mancano gli
obiettivi di apprendimento e moltissimo ancora. Solo “quadri orario”:
questa è la loro “riforma”. Che vuol dire unicamente taglio, circa il
10% di tempo scuola in meno, con i conseguenti posti di lavoro.
Dismessi
pedagogia, didattica, cultura, cittadinanza, emancipazione. Non
dobbiamo stancarci di ripetere: tutti devono sapere quello che sia sta
facendo, e come, alla scuola della Costituzione.
Decreto "AMMAZZAPRECARI"